(che non è uno scioglilingua, ma un modo per far capire a chi lo scrive sempre sbagliato che si tratta di due concetti diversi)
In una delle mie solite elucubrazioni sui massimi sistemi, sono tornato ancora una volta a chiedermi che cos'è l'aldilà, perché e se esiste e come può essere fatto.
Per riflettere su ciò che POTREBBE aspettarci dopo la morte, bisogna in primo luogo parlare di Dio, o meglio del concetto di Dio.
Non per la prima volta, un'importante rivelazione si è affacciata alla mia mente grazie ad una canzone di Fabrizio De André. In Un blasfemo, canzone tratta dall'album "Non al denaro, non all'amore né al cielo" ispirato com'è noto all' Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, Faber inserisce un verso che recita :
<< ...e non Dio ma qualcuno che per noi l'ha inventato >>.
Questo è esattamente ciò che ci dicono gli studi di antropologia culturale. Fin dai tempi preistorici infatti gli esseri umani hanno sviluppato un pensiero religioso : questo comprende da una parte immaginare che vi sia qualcosa o qualcuno di superiore all'uomo, responsabile di tutti i fenomeni naturali che all'epoca non si era ancora in grado di spiegare, e dall'altro pensare che, riconosciuta come caduca la vita su questa terra, si possa continuare a vivere su un altro piano di esistenza.
Il pensiero religioso, così come quello artistico, è nato quando l'uomo, animale tra gli animali, ha risolto o per lo meno reso più semplice il problema che fino ad allora aveva occupato l'intera sua esistenza : procurarsi il cibo.
Un animale non ha del tempo libero. Al contrario è continuamente occupato a sopravvivere, il che implica nutrirsi (mangiando foglie o altri animali) e salvare la pelle fuggendo da chi vorrebbe mangiare lui.
Accanto alla ricerca del cibo c'è poi l'altro insopprimibile istinto animale, quello della riproduzione. Già in questo l'uomo è un animale un po' particolare, perché tende alla monogamia, ovvero ad avere un partner fisso per tutta la vita. In natura ovviamente la monogamia esiste tra molte specie, ma è assai meno diffusa rispetto al comportamento opposto, quello ciè di cambiare spesso partner al fine, sempre e comunque, di assicurare alla propria prole i geni migliori.
L'uomo è, poi, un animale che vive in gruppo. Questo modo di vivere porta alla nascita di tutta un'organizzazione della vita in comune, che è tipica anche di altri animali sociali, come i lupi o i leoni, ma che nell'uomo è andata ancora oltre.
Nei primitivi gruppi di esseri umani, formati da poco più di una decina di individui, è infatti avvenuto che alcuni - per raggiunti limiti di età o per l'autorità che ispiravano - siano stati affrancati dall'obbligo di procacciarsi personalmente il cibo, perché gli altri componenti del gruppo provvedevano anche alle loro necessità. Sono stati questi i primi uomini ad avere del tempo libero, che hanno impiegato da un lato interrogandosi su quanto poteva esserci oltre l'esperienza comune (nascita del pensiero religioso) e dall'altro soffermandosi a ricercare prima e a riprodurre poi il Bello (nascita dell'Arte) : all'inizio le due cose sono andate di pari passo, come testimoniano le pitture rupestri delle caverne preistoriche, che altro non sono se non veicoli per i riti propiziatori della caccia celebrati dagli sciamani alla presenza di tutto il gruppo ; ugualmente, l'abitudine di adornarsi con monili fatti di denti e ossa di animali testimonia la volontà da parte dell'uomo di manifestare la sua abilità come cacciatore, la sua superiorità su animali ancora molto pericolosi e il desiderio di acquisirne la forza vitale portando su di sé i trofei.
Procurarsi il cibo era però ancora un'attività che necessitava di tempo, energie e fatica. Non è un caso se, in tutte le immagini dell'aldilà sviluppate dalle prime comunità umane, così come dalle culture rimaste profondamente legate alla Natura (si pensi agli Indiani d'America), il paradiso è sempre immaginato come un luogo in cui l'uomo può andare a caccia senza sforzo, circondato da animali che quasi si offrono a lui.
A mano a mano che il tempo passava gli esseri umani hanno proiettato nell'aldilà il loro desiderio di liberarsi dalle difficoltà che la vita terrena metteva sul loro cammino : la fame, la malattia, la morte in primo luogo, e successivamente le ingiustizie e le oppressioni che pativano a causa di altri uomini e la speranza che i malvagi sarebbero un giorno stati puniti, se non in questa vita almeno in un'altra (nasce qui l'idea dell'inferno).
Cosa chiede l'uomo moderno all'aldilà ? Queste stesse cose, alle quali si può aggiungere il desiderio di rivedere i propri cari e tutti coloro che ci hanno preceduto su quella strada senza ritorno (anche questo, peraltro, un desiderio antico come l'uomo stesso).
Ma poiché, come dicevamo all'inizio, Dio e l'aldilà sono un'invenzione dell'uomo perché mai dovremmo aspettarci che ci sia qualcosa dopo la morte ?
Questa nostra speranza è figlia della credenza, innata in ciascuno di noi, che l'uomo sia la più grande, la più alta, la migliore espressione delle forme viventi, che tutta la natura, tutta l'evoluzione siano concentrate e compendiate in noi.
Per questo ci riesce intollerabile pensare che, dopo un certo tempo, di noi non rimarrà che un mucchio d'ossa, un corpo freddo privo di anima, un ammasso di carne mangiato dai vermi. Non riusciamo ad accettare che tutto ciò che siamo stati, tutto ciò che abbiamo fatto, tutto ciò che abbiamo costruito, tutto ciò che abbiamo sognato, svanisca con noi. E ci è di ben poca consolazione cercare di raggiungere l'immortalità attraverso i figli che generiamo, perché almeno una parte di noi continui a esistere : noi vogliamo continuare a vivere così come siamo, nella nostra interezza, non per interposta persona, anche se ha i nostri stessi geni, anche se è nata da noi stessi, anche se siamo stati noi a darle la vita.
Ma l'uomo è un animale come tutti gli altri. Perché solo lui dovrebbe avere diritto a vivere dopo la morte, e invece un cane, una lucertola, un topo no ? Il nostro destino è di morire e di decomporci, di tornare alla terra, di nutrire con la nostra carcassa altri esseri viventi.
E se l'uomo ha un'anima, un qualcosa dentro di sé che continua ad esistere anche dopo la morte fisica del corpo, un'entità che porta con sé la nostra coscienza di essere, i nostri ricordi, i nostri sentimenti, perché non dovrebbero averla anche gli altri animali ? Perché l'uomo dovrebbe essere l'unico a possederla ?
E se esiste l'anima, ma non esiste Dio - perché come abbiamo mostrato esso è, essenzialmente, un'invenzione dell'uomo - cosa fanno le anime dei miliardi di persone che sono morte nel corso dei millenni ? Se ipotizziamo che esse siano immortali, dove vanno ? Forse si reincarnano in altri esseri umani, come suggeriscono le teorie della metempsicosi di filosofica memoria e la religione induista ? O si radunano in qualche luogo, separato dal nostro mondo (ma senza un Dio a cui guardare e a cui tendere, che fanno ?) ? O continuano a vivere in mezzo a noi, camminando al nostro fianco per strada, sedendosi vicino a noi sull'autobus, indirizzando in qualche modo la nostra vita per impedirci di commettere gli errori che, da vivi, commisero loro o, al contrario, osservandoci semplicemente senza far nulla, magari rimpiangendo la propria vita terrena, di cui non ricordano più le sensazioni, gli odori, i profumi, le voci, il calore, la passione, i sentimenti ?
Pensare all'aldilà, alla vita oltre la morte, come una semplice dicotomia tra Paradiso e Inferno è troppo facile e banale. Questa soluzione è stata proposta anche da religioni precedenti al Cristianesimo, alle quali esso deve molto (anche se non lo ammetterà mai...ma questo è un altro discorso) : proviamo invece a tornare indietro, all'origine di tutto, liberandoci dai condizionamenti culturali che millenni di civiltà e di religione (qualsiasi religione) ci hanno imposto e chiediamoci se davvero c'è un aldilà che ci aspetta, e perché mai dovrebbe aspettare proprio noi e nessun altro.
1 commento
ti rispondo..
Preciso che nel mondo del buddismo tutto rinasce e tutto ha vita: piante, sassi, animali fino "alla più piccola particella di polvere"... se c'hai voglia e curiosità magari dacci un'occhiata e dimmi che ne pensi.
http://blog.libero.it/buddafrosinone/8693695.html
Ciao
E grazie della bella delucidazione, come sempre!