E veniamo a parlare di politica internazionale, dato che i fatti italiani non meritano nemmeno di essere definiti tali.
In questi giorni si fanno grandi proclami sull'inizio di una nuova era per il mondo, si giura che la caduta dei dittatori è un momento epocale, che le masse oppresse conosceranno finalmente la libertà per troppo anni solo sognata.
Dopo aver invitato tutti a leggere quotidianamente il "Buongiorno" di Massimo Gramellini sulla prima pagina de La Stampa, poiché come sempre contiene un'analisi lucida dei fatti, di cui offre anche una prospettiva storica, fondamentale in questi tempi di ignoranza e di memoria corta, andiamo ad esporre il nostro punto di vista sulla faccenda.
I regimi del Nord-Africa stanno cadendo uno dopo l'altro : prima la Tunisia di Ben Ali (sconosciuto al grande pubblico prima degli eventi che hanno portato alla sua caduta), poi l'Egitto di Mubarak e oggi la Libia di Gheddafi, che certo resisterà fino all'ultimo ma prima o poi soccomberà.
Come definire questi cambiamenti ?
Sono dei semplici movimenti di piazza ? Sono delle rivoluzioni, sorte dal cuore pulsante del popolo ? Sono dei colpi di Stato, orchestrati dai militari o dall'establishment che intende semplicemente sbarazzarsi del vecchio leader per mettere al suo posto un altro a lui identico ?
Dopo quella francese, ad ogni scossone che ha portato ad un cambio di governo in un Paese è stato dato il nome di "rivoluzione". E mai parola fu usata più a sproposito.
In Nord-Africa, il malcontento delle masse è stato originato - se non vado errato - dall'aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, tra cui il pane. Questo è, effettivamente, un punto di contatto con la Rivoluzione Francese : ma è l'unico. E' inutile pensare, come sostengono i media occidentali, che la fine dei dittatori porterà all'instaurarsi di una società democratica, libera, simile alle nostre.
Perché Oriente e Occidente sono profondamente diversi, e non da oggi, ma fin dai tempi dell'antica Grecia, fin dallo scontro tra Greci e Persiani così spettacolarizzato nel film "300", che al di là delle esagerazioni visive ha un grandissimo merito : quello di aver sottolineato la differenza di valori, di consuetudini, di idea del potere tra i due blocchi contrapposti.
In Oriente si è avuta, da sempre, a partire dai Faraoni egiziani e proseguendo con i re assiri, babilonesi e persiani, l'idea di un sovrano visto come divinità in terra : non un semplice intermediario tra l'uomo e Dio, ma Dio egli stesso, unico essere umano deputato a trattare da pari a pari con le potenze celesti. Da questa visione si è sviluppato tutto un sistema di omaggi, di clientele, di lodi smaccate, che il sovrano si aspetta di ricevere e che i sudditi devono porgergli.
Ecco la grande differenza : noi, anche nell'Italia di Berlusconi, siamo ancora e sempre cittadini. In Oriente ci sono solo sudditi. Capite che si tratta di una posizione ben diversa.
Questa idea del potere è così radicata in Oriente che, anche quando quelle regioni sono entrate a far parte, a pieno titolo e per molti secoli, dell'Occidente (ovvero sotto l'Impero Romano), la tradizione si è mantenuta inalterata, e l'opera di "occidentalizzazione" (meglio sarebbe dire "romanizzazione", il corretto termine storico) è sostanzialmente fallita. E quando il potere di Roma ha cominciato a declinare è nato l'Impero Bizantino, che sopra un apparato sociale e amministrativo di tipo occidentale, ereditato dall'Impero Romano, ha messo una visione del potere e della figura del sovrano di tipo orientale.
Le cose non sono cambiate nemmeno con l'avvento dell'Islam : tutti coloro che detenevano un certo potere, dal Sultano ai Califfi ai piccoli emiri delle tribù, hanno continuato a considerare se stessi come sovrani assoluti, dai quali i sudditi dipendevano in tutto e per tutto. E questo già al tempo della grande civiltà araba dei primi secoli dell'Islam, che per molti altri aspetti era invece abbastanza aperta e tollerante (successivamente, con l'avvento dei Turchi Ottomani, vi è stata invece una rigida chiusura, un rigurgito reazionario e conservatore).
Cosa accadrà dunque oggi ? Molto semplicemente, i sovrani caduti verranno sostituiti da altri, i quali dopo aver assicurato il popolo e la comunità internazionale che garantiranno le libertà democratiche eccetera eccettera riveleranno il loro vero volto non appena saranno ben sicuri di avere il potere in mano. Come sempre poi quando c'è un dittatore sarà fondamentale il ruolo dell'esercito, dai cui ranghi di solito il dittatore stesso proviene : potrebbe anche avvenire che, invece di esprimere una figura sola al potere, l'esercito decida di esercitarlo in modo multiplo, come avvenne con il regime dei Colonnelli in Grecia negli anni Settanta.
Paradossalmente, l'instaurarsi di nuove dittature militari potrebbe continuare ad essere - come in effetti è stato sotto Mubarak e Gheddafi - un argine efficace alla minaccia del terrorismo fondamentalista
(e qui è necessaria una parentesi : i media occidentali provocano apposta in noi la paura del terrorismo, additando tutti gli islamici come possibili attentatori e presentando tutti coloro che si professano musulmani come fondamentalisti religiosi. Ma ciò che non viene mai detto è che i fondamentalisti sono una percentuale assolutamente irrisoria all'interno delle società islamiche, che per la stragrande maggioranza sono composte di persone assolutamente normali, tranquille, alcune più e altro meno religiose - come avviene anche qui, nelle nostre società fondate sul Cristianesimo - e che vivono la loro vita fatta di lavoro, di famiglia, di svaghi, esattamente come noi)
Ai dittatori infatti interessa il potere, e la ricchezza che da esso deriva, oltre che naturalmente la libertà di soddisfare qualsiasi capriccio, tra cui per esempio mettere a morte qualcuno semplicemente perché sta loro antipatico : della religione, cristiana o islamica che sia, non se ne fanno proprio niente, anzi considerano le gerarchie ecclesiastiche una minaccia alla loro posizione (ecco perché, ai tempi dell'Unione Sovietica, la Chiesa ortodossa è stata cancellata dal suolo russo).
E se anche prima o poi il potere venisse preso da un gruppo fondamentalista, la rigida austerità morale professata dal o dai capi del movimento scomparirebbe ben presto sotto le lusinghe e i piaceri del potere : basti vedere l'esempio dell'Iran e del suo presidente. Unica eccezione sono stati i Talebani in Afghanistan, che in effetti erano talmente fondamentalisti e indottrinati da non farsi corrompere e sono rimasti duri e puri.
Di fronte ai nuovi regimi totalitari che, presto o tardi, sorgeranno in Nord-Africa (e forse anche in Medio Oriente se l'onda lunga del movimento arriverà fin là) come deve comportarsi il mondo occidentale ?
Naturalmente assisteremo a dichiarazioni sdegnate dei governi, i cui rappresentanti giureranno che mai e poi mai avranno rapporti di alcun tipo con quei regimi. Ma, come viene detto proprio oggi da Gramellini, da che mondo è mondo si sono sempre fatti affari con i dittatori, e si continuerà a farne.
Inoltre, nel nostro attuale mondo globalizzato, è assolutamente impossibile eslcudere un Paese o un gruppo di Paesi dalla comunità internazionale : troppi sono i legami che uniscono le nazioni le une alle altre, e chiudere uno snodo avrebbe ripercussioni sull'intera rete delle connessioni ; ugualmente, è inutile progettare sanzioni - la semplice reiterazione di esse contro Paesi come l'Iran dimostra la loro totale inefficacia - o peggio ancora imporre un embargo, come fecero gli USA con Cuba : si otterebbe solo un popolo terribilmente impoverito, affamato, disastrato, lo si ridurrebbe in condizioni tali da portarlo al di sotto della soglia minima di sopravvivenza, e di certo non potrebbe contribuire all'economia mondiale.
Quindi, per interesse, certo, ma alla fine anche per necessità, i rapporti internazionali continueranno esattamente come prima.
C'è solo un fattore che potrebbe portare ad una situazione diversa rispetto al passato : la Cina.
Da tempo infatti la Repubblica Popolare sta attuando un'invasione silenziosa dell'Africa, sotto forma di progetti agricoli ed edilizi, di imprese commerciali e accordi economici : infatti può acquistare a prezzo irrisorio, da Paesi terribilmente poveri, enormi estensioni di terreni, dove impianta le sue attività secondo uno schema che ha uno scopo chiaramente strategico dal punto di vista commerciale.
Naturalmente di tutto questo in Occidente non si parla, facciamo finta che tutto vada bene e che l'Europa continuerà ad essere il faro di civiltà e benessere del mondo, al sicuro dietro lo scudo militare degli Stati Uniti che continuano a considerarsi i tutori della legge e dell'ordine sull'intero pianeta.
2 commenti
Come sempre
Davvero molto interessante, grazie come sempre!
Ciao
Cla.